giovedì 16 maggio 2013

Autonomi da chi?

In Sicilia celebriamo la festa dell'Autonomia, ma autonomi da cosa? Per anni i politici non hanno mai attuato lo Statuto nella sua interezza, rendendoci di fatto una regione Italiana e non una realtà indipendente. La Sicilia gode di poteri fortissimi che all'atto pratico non sono mai stati utilizzati. E sapete perché? Perché c'è sempre stato un accordo fra Roma e i politici Isolani, per fare in modo che qui si dovesse dipendere sempre dal "continente".

Ma Autonomi in cosa? Abbiamo revocato il MUOS eppure i lavori continuano e la polizia carica i manifestanti, siamo stati poi truffati con l'articolo 37 (http://goo.gl/Ik5I1) o con lo scippo di 800 milioni di euro da parte del Governo Monti (http://goo.gl/oXEMs).

Del resto siamo una Regione a Statuto speciale dove non esiste una forza politica locale al governo. Per anni i partiti dentro l'ARS sono stati gli stessi di Roma, secondo voi di chi potevano fare gli interessi? Dei Siciliani o della Casta?

lunedì 29 aprile 2013

Ora, se io adesso me ne andassi...


Ora, se io adesso me ne andassi per mare,
prenderei il largo diretto a sud e poi ad est,
e navigherei seguendo il consiglio delle stelle
e le carezze dei venti,
per poi approdare,
non so ancora quando,
in una baia isolata,
dove le acque baciano le scogliere
e dove forse,
lontano da ogni affanno,
potrei dormire sereno,
almeno per una notte,
in questa vita alla deriva.


Luciano Zaami

mercoledì 17 aprile 2013

La più grande invenzione di sempre...


Chiacchierando mi è capitato di imbattersi sulla domanda su “quale fosse la più grande invenzione del secolo”.
C’è chi sostiene internet, chi dice il telefonino (con la sua evoluzione in smartphone), chi parla dell’aereo o del motore a scoppio. Ognuno, come è giusto che sia, ha la sua teoria, ed anche io, che ci crediate o no, ho la mia.
La volete sapere? Tenetevi forte e legatevi alle sedie… secondo il mio modesto parere l’invenzione del secolo è la lampadina!
Si, proprio lei, quel piccolo oggetto che utilizziamo ogni giorno e che al di là della sua luce, non è appariscente come un razzo o multitasking come un computer, eppure credo che più di ogni altro oggetto abbia contribuito a cambiare radicalmente le nostre vite.
Ormai per noi è infatti assodato che l’illuminazione sia presente in ogni nostro momento, eppure fino a cento anni fa (ed ancora oggi in molte parti del pianeta) non era così.
Immaginate come doveva essere il mondo prima della lampadina: i ritmi delle giornate erano molto diversi da quelli di ora, perché direttamente collegati al ciclo del sole. Ci si svegliava all’alba per sfruttare ogni istante di luce, e la sera ci si rinchiudeva a casa subito dopo il tramonto. Anche nelle abitazioni, con le sole candele o lampade a petrolio non doveva essere il massimo del confort. Ma il cambiamento radicale si è avuto nell’utilizzo della città come nuovo luogo da vivere. Se prima infatti al calare del sole ci si rinchiudeva nelle case perché uscire era pericoloso, una volta avuta l’illuminazione pubblica, la città acquistava un nuovo volto. La notte poteva essere vissuta e scoperta come mai prima di allora, anche le giornate diventavano più lunghe, perché ogni cosa aveva un suo proseguo grazie alla lampadina. Avete mai immaginato a come sarebbero le nostre città senza illuminazione pubblica? Tutte le strade immerse nel buio… provate voi a fare un giro per le vie del centro storico senza vedere ad un palmo dal naso.
Usi e costumi sono così cambiati radicalmente, è cambiato all’improvviso la vita di milioni di persone, un lungo corso durato millenni che adesso vedeva in questa piccola e semplice invenzione il totale ribaltamento del vissuto. Pensate anche a quanti lavori si sono creati grazie al nuovo stile di vita, e al poter portare la luce in luoghi fino ad allora immersi dell’oscurità.
Tutto il resto è venuto da sé, l’era dell’elettronica che ha soppiantato la rivoluzione industriale è forse nata proprio da quella luce al tungsteno che ha illuminato il ‘900, nel bene e nel male, portandoci fino a qui.

Luciano Zaami

mercoledì 20 marzo 2013

L’infelicità che move il sole e le altre stelle.


L'uomo per sua natura è infelice, lo è perché è portato sempre a desiderare ciò che non può possedere. Il possesso e la brama sono la base della sua sofferenza. Non importa quali risultati o beni avrà ottenuto, ciò che già è stato non placa la sua sete, l'uomo volge lo sguardo a quello che ancora non ha.
Questa insoddisfazione è contemporaneamente peccato e virtù, se da un lato è infatti l'origine della nostra irrequietezza dall'altro è il motore del genere umano, è proprio grazie all'insoddisfazione che noi cerchiamo sempre di ottenere di più e di andare oltre. Senza questa sete perenne non avremmo avuto uomini curiosi di scoprire nuove terre, di inventare oggetti capaci di rivoluzionare la vita di tutti, di investigare la medicina alla ricerca di nuove cure e vaccini. L'uomo avanza nel desiderio e con esso il mondo.
Io stesso, pur avendo raggiunto diversi traguardi non riesco ad accontentarmi, ad ogni successo segue l'insoddisfazione e quindi la voglia di intraprendere nuove sfide e di raggiungere nuovi obiettivi.
Credo che questo faccia parte della nostra natura, superare se stessi è il motore dell'evoluzione del genere umano, senza l'infelicità non avremmo la spinta a migliorare la nostra condizione alla ricerca della gratificazione. Infelicità e curiosità, voglia di superarsi e ricerca di nuove sfide, ingredienti di un motore che ci ha portati dalle caverne all'esplorazione dello spazio.
Forse un uomo felice e appagato vivrebbe sereno ma senza il desiderio di scoprire, ed allora non avremmo la meraviglia dell’evoluzione in tutte le sue forme.
Decido quindi di non meravigliarmi della mia infelicità e della voglia di continuare questa corsa pur avendo già qualche piccolo successo in saccoccia, non è ciò che ho già fatto che mi rende felice, ma l’atto stesso di inseguire i miei sogni cercando,  quando possibile,  di trasformarli in realtà.

Luciano Zaami

giovedì 14 marzo 2013

E' questa la vita che sognavo da bambino?


Un recente brano di Jovanotti inizia con queste parole: "E’ questa la vita che sognavo da bambino?", già, è davvero questa la vita che sognavamo da piccoli?
Oggi mi ponevo questa domanda, quando facevo un confronto fra la mia generazione e quella dei miei coetanei che abitano in altri Stati europei, ragazzi come me che vivono vite più serene e agevoli. Guardando i loro profili nei social network, noto sempre l'assenza di temi politici e di protesta, questo non perché loro siano superficiali, ma perché per quanto adesso l'Europa intera sia in crisi, nessuna Nazione ha i problemi che noi da ormai vent'anni viviamo in Italia.
La cosa buffa è che il nostro nemico numero uno non è la malavita, ma lo Stato Italiano e i suoi rappresentanti, quei politici e funzionari che dovrebbe renderci la vita semplice e che invece l’hanno resa un inferno. Non passa giorno in cui non dobbiamo imbarcarci in una nuova sfida per contrastare le malefatte di una classe politica che ormai opera nella piena illegalità, in barba al pudore e alla decenza, facendo leva sulla pazienza ed educazione di un popolo stremato ma che ancora non ha perso l’autocontrollo… per fortuna. Ogni giorno ci svegliamo e leggiamo di nuovi soprusi e illegalità, e sappiamo che dobbiamo rimetterci l’elmetto e tornare a combattere contro questi delinquenti.
Mi chiedo quindi se questa sia una vita dignitosa, se il dover spendere le proprie giornate a lottare invece che a vivere beatamente sia una cosa normale. Chiedo troppo se pretendo che i miei coetanei possano frequentare delle scuole che non debbano essere occupate a causa di azioni scellerate del nostro governo? Chiedo troppo se credo sia giusto che un giovane trovi lavoro dopo gli studi? Un lavoro adatto alle sue inclinazioni, che lo renda soddisfatto e non lo obblighi ad emigrare? Non è forse folle che le aziende debbano lavorare solo per far fronte alla pressione fiscale? Ed ancora, vi sembra normale che i cittadini debbano controllare e contestare le azioni dello Stato, invece di vivere un’esistenza serena? Possiamo questa definirla vita?
I miei sono certamente discorsi già affrontati e di dominio pubblico. Ma posso dire che ho avuto la fortuna di vivere e lavorare all'estero, e so cosa significhi avere una qualità della vita dignitosa, e uno stipendio che ti permette di non avere pensieri ma di coltivare piaceri e interessi che rendono l'esistenza degna di essere chiamata tale.
So anche che ci sono paesi messi peggio dell’Italia, ma questo non vuol dire che non dobbiamo indignarci e pretendere quello che ci spetta come cittadini di un paese che dice di essere democratico.
Ci sono tre diverse opzioni: subire, fuggire o lottare.
Per quanto le prime due siano le più semplici, solo la terza porterà davvero un cambiamento, e quindi se vogliamo cambiare le cose dobbiamo per forza metterci in gioco e lottare, per fare in modo che chi venga dopo di noi non debba subire il nostro stesso destino.
Del resto, penso sempre che i problemi non si risolvono da soli, ma è necessario che una generazione si sacrifichi affinché tutto possa cambiare, un gruppo di cittadini che decide di rimboccarsi le maniche e che capisca che dobbiamo rinunciare a qualcosa adesso per evitare di perdere tutto in futuro.
Non so se vedremo mai i risultati concreti, forse i nostri figli godranno di questi frutti, ma anche se non ci sono eserciti e morti, questa è una guerra e noi siamo al fronte, che ci piaccia o no.

Luciano Zaami

sabato 9 febbraio 2013

La neve a Caltanissetta


Caltanissetta, inverno 2003.
In inverno non sono rare le nevicate, o forse, sarebbe meglio chiamarle, spruzzate di neve.
Spinti dal vento i fiocchi cadono, mentre la domanda che tutti si pongono è: “ma quaglierà?”
Il solo fatto di porsi questo quesito, fa capire di come non si è capaci di comprendere questo fenomeno atmosferico, per il solo fatto di essere a noi estraneo.
Le nevicate abbondanti, quelle che restano per giorni, avvengono ogni tre quattro anni, almeno nelle zone collinari, mentre sui monti Nebrodi o sulle Madonie, la neve è una componente del paesaggio invernale, e così anche sull’Etna.
La bellezza e la grandezza del vulcano, fa si che per tutto il mese di Aprile ed inizio Maggio, ci sia ancora molta neve sulla cima del monte, così non è raro in primavera poter trascorrere una mattinata al mare, mentre al pomeriggio si può salire sull’Etna per immergersi in un clima invernale, fatto di neve e rifugi pieni di turisti in cerca di una tazza di cioccolata calda.
A Caltanissetta ogni due o tre anni cade un po’ di neve, niente di eccessivo, giusto quel po’ che basta per far andare in tilt la città. Il traffico impazzisce, e sia in centro che in periferia, vedi studenti che hanno marinato la scuola per restare a divertirsi per le strade.
La cosa singolare è vederli giocare a palle di neve. Raccolgono la scarsa materia, che man mano viene impastata e riciclata, diventando così sempre più una palla di ghiaccio e fango, finché quello che ti arriva in testa sono delle vere e proprie pietre. Ma del resto, è già tanto che a queste latitudini sia apparsa la neve, pretesa alta sarebbe, chiederle di restare.

giovedì 27 dicembre 2012

Quel che manca è la cultura.


Cos'è allora che affligge la nostra città ed in parte tutto il nostro Paese? Com'è possibile che l'Italia si sia ridotta così male e che al Sud il progresso atteso da 150'anni non è mai arrivato?

Cos'è che un occhio attento arrivato in Sicilia (ed in Italia) nota subito?
La totale mancanza di cultura. Ma per cultura non intendo quella classica che si impara a scuola, quella infatti sono anni ormai che non la insegnano più, per cultura intendo tutte le conoscenze necessarie per far bene il proprio lavoro.
Ogni ambito ha una cultura: quella imprenditoriale, turistica, della ristorazione, etc..., piccoli dettami che suggeriscono a chi decide di intraprendere una professione di svolgerla al meglio.
Purtroppo così non è. A Caltanissetta, come in molte altre zone del meridione, i lavori si improvvisano ma non si imparano ed insegnano.
Sono davvero pochi, ad esempio, i ristoranti dove mangiare è un piacere, trovare personale competente e capace è quasi impossibile, i camerieri ai tavoli spesso non sono altro che ragazzi in jeans e maglietta che nulla sanno del lavoro che stanno svolgendo. Ma la colpa non è loro, ma di quegli ignoranti che si improvvisano imprenditori e che poi, come tutti gli ignoranti, hanno l'arroganza e la maleducazione che li contraddistinguono.
I Siciliani sono famosi per la loro ospitalità, ma francamente, avendo viaggiato tanto, posso dirvi che di ospitale qui c'è poco. Sono pochi i negozi dove si è accolti con un sorriso e con professionalità, il servizio è sempre scandente per poi non parlare della nota dolente, i WC. Ma i ristoratori non sono anche loro esseri umani? Come si possono avere servizi igienici sporchi e senza carta o sapone? Bagni che ricordano quelli delle stazioni e che nulla hanno a che vedere con il concetto di ristorazione. Credetemi, il WC è sempre un buon punto di partenza per capire quanto di professionale ci sia nel ristorante o bar dove siamo capitati.
Ma la cultura non manca solo nella ristorazione. Prendiamo il rapporto che hanno le imprese con la pubblicità, io lo definirei meraviglioso. Per non investire qualche migliaio di euro in un progetto pubblicitario a lunga scadenza (ad esempio nel 2013 investo 2000€ per la pubblicità), si affidano all'amico dell'amico, che gli farà un lavoro scadente al prezzo minore, ma ovviamente essendo ignorante il commerciante non bada alla qualità ma al fatto che quel volantino o sito web gli sia costato due soldi. Poi li vedi piangere perché la loro impresa va male, come se i clienti venissero ad acquistare in quel posto attratti chissà da cosa, forse dai profumi del loro Wc.
Ma la cultura manca in tutto, e non potevo non parlare di chi ci amministra, ignoranti al soldo dei potenti, incapaci anche loro di un progetto a lunga scadenza che possa far migliorare questa città nel lungo periodo. Caltanissetta è così da sempre, e la colpa è anche da attribuire a tutti quegli incapaci che noi cittadini abbiamo messo a governarci.
La cultura è l'arma più forte, essere competenti e preparati, sapere come gestire al meglio un'attività commerciale o la cosa pubblica, tutto è legato al Sapere.
Ma nella dittatura mediatica voluta da Berlusconi, ignoranti ed innocui è il requisito base per potersi definire Italiani. Non importa quanto tu sia bravo o preparato, ci sarà sempre un raccomandato “figlio di” o “amico di” che prenderà un posto dirigenziale. E quando ignoranti/raccomandati si ritrovano a guidare l'aereo, è inevitabile che tutto caschi, perché loro stessi non si rendono conto di come va gestita la cosa pubblica. Manca la cultura del verde, dell'amore per le città ed il patrimonio, manca la cultura della cultura, l'amore per i libri e per il bello. Questo tempo è il trionfo dell'ignoranza e dell'arroganza, e molti ancora non lo capiscono perché appunto ignoranti.
Il mio non è populismo, dovrebbero essere gli Italiani ad aprire gli occhi, a viaggiare a documentarsi, per vedere quanto questo paese sia alla deriva, e di come ad intere generazioni il futuro sia stato negato. Ma è inutile cercare di far vedere la luce a chi adesso sta guardando Maria De Filippi e si appresta ogni domenica a celebrare uno dei principali strumenti di controllo di massa, il calcio.
Continuate a dormire...