mercoledì 2 dicembre 2015

Il presepe ostaggio della vostra ignoranza

Mi complimento con gli italiani per la nuova polemica sul presepe nelle scuole.

Mi stupisco sempre del fatto che mettiate tanta energia in battaglie inutili, mentre per altre più importanti avete le fette di pandoro sugli occhi.
La stessa energia che avete impiegato per difendere quattro statuine di terracotta dovreste metterla per pretendere che nelle scuole ci siano i riscaldamenti, tetti che non cadano sulla testa dei vostri figli, la carta igienica nei bagni, professori capaci e classi accoglienti.

Insomma, prima di pretendere il presepe a scuola, lottate per avere almeno una scuola.

Sarebbe bello un giorno vedervi combattere per il bene dell'uomo (e dei vostri figli) e non per guerre di religione.
Se farete questo, allora il vostro Dio sarà contento, perchè credetemi, se esiste un Essere Supremo, la sua intelligenza andrebbe oltre certi schemi mentali, e si rallegrerebbe nel vedervi lottare per il bene degli altri uomini e non per un presepe utilizzato solo per sfogare i vostri istinti razzisti, o per farne bandiera di civiltà e radici europee che nemmeno conoscete, perchè parlate di cultura solo quando si tocca crocefisso e presepe, mentre per il resto pare che non esista altro che rappresenti le radici Europee.

domenica 20 settembre 2015

L'arroganza che sfida la normalità.

Se non fosse una provocazione potrebbe anche essere una scena divertente, ma quello che oggi circola sui social network ha trasformato presto lo stupore in rabbia.

Sul litorale tra Giarre e Riposto, campeggia questo 6x3 che celebra il battesimo del piccolo Antonio Felice Rapisarda. Al di là del contesto della festa, definiti da molti, di cattivo gusto, quello che rappresenta uno smacco è la frase "Questa creatura meravigliosa è... cosa nostra!", un chiaro riferimento alla mafia, un pugno in faccia ad una Sicilia che ogni giorno lotta per la legalità e per vedere la sua immagine riabilitata.

Da una più approfondita indagine, viene fuori che il padre del bambino altri non è che Francesco Rapisarda (del resto è scritto sul cartellone) un ex sorvegliato speciale ritenuto vicino a diversi ambienti criminali, coinvolto in numerose indagini per spaccio di stupefacenti, rapina e un tentato omicidio, in pratica un padre modello.
Nella mente degli italiani sono ancora vive le tremende immagini dei funerali del boss dei Casamonica a Roma, la dimostrazione di come la malavita si imponga alla ribalta sotto gli occhi impotenti e forse conniventi di uno Stato assente ed impotente. Una capitale che ha ormai ceduto il controllo ad una mafia che dopo anni di favori e di scambio di voti è venuta a chiedere il conto al Campidoglio.

Siamo anche un paese dove i figli del boss dei Casamonica vengono invitati da Bruno Vespa in prima serata, come a dimostrare alle nuove generazioni che se sei un Mafioso diventi una star, un antieroe da imitare che finisce pure in televisione.
Ed è forse grazie a questa vicenda che oggi i Siciliani, aiutati dalla libertà dei social network, hanno deciso di alzare la testa e di dire "no" a quello che sta per accadere. Il tam tam è stato veloce, e la notizia è finita ben preso sui giornali, e la condanna è stata unanime.
Le uniche informazioni a nostra disposizione sono quelle contenute nel manifesto, ma un occhio attento non perde molto tempo a decodificare il linguaggio utilizzato nel cartellone. Abbiamo la fierezza del capo famiglia che mostra a tutti il suo erede, non preoccupandosi di mostrare sia il volto che il nome e cognome del figlio, abbiamo "artisti" esibiti con tanto di logo delle tv che li hanno ospitati, veri e propri trofei per mostrare la potenza di una famiglia che può permetterti tali ospiti al battesimo del figlio. C'è anche il logo di un'emittente radiofonica (che ha subito smentito la sua partecipazione) che doveva trasmettere in diretta l'evento. Infine troviamo l'offesa definitiva a tutti i Siciliani onesti, se infatti tutto il resto del 6x3 può essere definito come solo il frutto del cattivo gusto, non possiamo dire altrettanto per una frase che con un doppio senso ammicca direttamente a Cosa Nostra e alla mafia.
Un trionfo di arroganza, un manifesto che esula dal messaggio di auguri di due genitori affettuosi, ma è l'ostentazione del potere nei confronti di chi compone il mondo dal quale viene la famiglia Rapisarda, un modo per marcare il territorio attraverso un bambino innocente.

Per fortuna questa volta lo Stato non è rimasto a guardare, sembra infatti che le Forze dell'ordine si siano già messe in moto per capire se si tratterà di un nuovo caso Casamonica, tutto questo grazie anche alla sollecitazione dei cittadini e di alcuni Portavoce del Movimento 5 Stelle che hanno chiesto spiegazioni su quanto stava per accadere.

Forse, come ci auguriamo, si tratta solo del battesimo rovinato da una trovata di cattivo gusto, ma siamo in Sicilia, ed il solo dubbio ci deve imporre di fare luce su tutta la vicenda.

I cittadini oggi hanno un vantaggio, possiedono armi che nei decenni scorsi erano ancora da inventare, ovvero i social network, strumenti che se usati con intelligenza possono unire la società civile contro chi ha reso questa terra una vergogna, ma soprattutto abbiamo quella scia di eroi morti, cavalieri che combattevano in solitaria una guerra che era di tutti, ed oggi noi abbiamo la possibilità di diventare parte di questa battaglia, di essere la sottile linea che difende i principi di onestà, giustizia e bellezza, tre valori cancellati da chi per anni ha fatto della Sicilia il cortile dove coltivare i propri interessi.

Luciano Zaami

martedì 8 settembre 2015

Il paraculismo della Merkel

Una riflessione su quanto accaduto negli ultimi giorni. 


I media acclamano la Germania per aver dato ospitalità ai profughi siriani, scrivendo addirittura che finalmente l'Europa ha deciso di agire davanti a tutto questo orrore. 
Perdonatemi, ma se la Germania fa finalmente un gesto umanitario allora parla a nome dell'Europa? 
Se non sbaglio paesi come Italia, Spagna e Grecia danno accoglienza da almeno 10 anni (e pochi sono) a tutti i profughi che sbarcano sulle coste Europee, ma i nostri appelli di aiuto sono sempre stati ignorati e presi alla leggera. Adesso che i rifugiati cominciano ad entrare via terra e puntano dritti al cuore dell'Europa, il problema è diventato di tutti. 
Germania e Austria, da grandi paracule, vedendosi con le spalle al muro non hanno potuto fare altrimenti, un fiume di gente stava raggiungendo i loro confini, e l'unica cosa da fare era trasformare questa tragedia in una grande operazione mediatica. Alle stazioni abbiamo visto un tifo da olimpiadi, fiumi di gente a battere le mani ed accogliere i profughi con tanto di Inno alla gioia! 
Mi è sembrato un po' eccessivo e irrispettoso nei confronti di chi, come l'Italia, la Sicilia e Lampedusa, da anni affrontano questa emergenza in silenzio, salvando milioni di vite. 
Bravi i Tedeschi a girare la partita a loro favore, ma non si dica che l'Europa ha finalmente deciso di reagire.

In questa vicenda l'Ungheria ne esce con una immagine spezzata, i media europei non hanno perso l'occasione per attaccare Orbàn e il suo partito di destra, ma politicamente l'Ungheria ha fatto quanto dovuto, salvaguardando i confini europei e accogliendo i profughi, mediaticamente non sono stati astuti come i Tedeschi, e su molti aspetti logistici erano completamente (o volutamente) impreparati, ma avevano anche la stampa europea contro. La situazione di stallo che si è avuta alla stazione di Budapest dipendeva dal fatto che i profughi non volevano farsi registrare perché sapevano che secondo gli accordi di Dublino sarebbero dovuti rimanere in Ungheria, per questo si sono creati i disordini, loro volevano andare in Germania e per fare questo dovevano mantenere il loro status di clandestini e puntare a Berlino. Si è accusata l'Ungheria di aver chiuso le frontiere con l'Austria, ma non mi sembra di aver visto gli austriaci implorare che i Siriani arrivassero nel loro paese. Budapest stava semplicemente rispettando le regole, e si stava comportando come ogni paese di frontiera, registrando gli immigrati e portandoli in un centro di accoglienza, esattamente quello che succede in Italia da anni, immaginatevi cosa accadrebbe se da domani lasciassimo liberi gli immigrati di andare a piedi in Germania, staremmo rispettando la loro libertà o li staremmo mandando a morire in una lunga marcia estenuante, contravvenendo anche alle leggi europee?

È anche singolare che i profughi volessero arrivare proprio in Germania, se volevano sfuggire dalla guerra potevano chiedere asilo in qualsiasi paese europeo, invece hanno affrontato una marcia estenuante solo per raggiungere Berlino, ok, i Balcani non saranno uno spasso, ma se vuoi salvare la tua famiglia, cerchi di minimizzare i rischi accampandoti nel primo paese dove regna la pace. 
Infine è interessante il ruolo degli altri paesi Arabi, nessuno accoglie i profughi, nessuno attacca L'Isis o il Governo Siriano, nessuno si adopera per la pace in medioriente. 

Per il resto, in Europa non c'è un problema di immigrazione, ma di integrazione. O variamo un programma serio di accoglienza e integrazione o resteremo sempre a gestire un problema che non si può arrestare. I flussi migratori sono sempre esistiti e sono una ricchezza, basta imparare a gestirli e a non avere paura.

Luciano Zaami

lunedì 26 gennaio 2015

Gli Italiani, e la solita Sindrome del Messia

Ed ecco che ci risiamo, gli Italiani tornano spettatori e fan, si fanno ammaliare, si gettano fra le braccia di chiunque possa permettergli qualcosa, prendono posizione ancora prima di conoscere i fatti, in pratica l'antica e mai abbandonato Sindrome del Messia non ha mai lasciato questo popolo così superficiale.
Lo abbiamo già visto per la vicenda di Charlie Hebdo, prima eravamo tutti Charlie, poi qualcuno ha pensato di dare un'occhiata alle vignette ed allora tutti a scrivere che non siamo più Charlie, e che anzi, se la sono cercata.
Questa mattina, come era quindi prevedibile, gli Italiani hanno deciso di svegliarsi Greci e elettori di Tsipras, come se il voto fosse stato in Italia.
Leggendo i vari commenti si conferma il fatto che nessuno ha ben capito chi sia Tsipras, ma poco importa, ognuno riversa su questo risultato le proprie aspettative, sogni e speranze. Un po' come quelli che hanno votato il Movimento 5 Stelle senza aver mai letto il suo programma, e poi si dichiarano delusi perché siamo troppo di sinistra, troppo di destra, né di destra e né di sinistra, troppo morbidi, troppo aggressivi, troppo poco o troppo troppo. Sarebbe bastato abbandonare questo assurdo malcostume Italiano, che utilizza la delega a scatola chiusa, per risolvere i problemi creati infondo dallo stesso elettore.
E così oggi non importa quale sia il nostro credo politico, Tsipras, almeno per un giorno, finché qualcuno non si degnerà di leggere un giornale, sarà di sinistra, di destra, grillino, antieuropeista e renziano.
Ma mi domando, perchè riversate le vostre speranze su un partito politico greco? Voi che state esultando non siete gli stessi che hanno dato il 41% a Renzi il rottamatore?
Lo stesso Renzi che nel suo semestre europeo ha fatto solo gli interessi della Germania e  dei poteri forti?
Che forse il vostro salvatore non risulta essere all’altezza delle aspettative?
E non siete gli stessi che deridono il Movimento 5 Stelle per la sua raccolta firme per il referendum per uscire fuori dall’Euro, ma che oggi acclamano Syriza proprio per il suo euroscetticismo?
Capisco che il PD più che di sinistra è “sinistro”, ma affidarsi ad un partito greco per vedere realizzati i propri sogni traditi e delusi è davvero l’ultima spiaggia del vostro sogno comunista.
Fareste prima ad accettare il fatto che la sinistra, come voi la intendete, non esiste più, e che Renzi è solo l’utile idiota di Berlusconi.
Capisco anche che ormai, in questa epoca globale, c’è la gara a chi sia il primo a lanciare una notizia, esprimere la propria opinione, ergersi a tuttologo, ma questo non fa altro che rendervi incoerenti ed approssimativi.
Se c’è qualcosa che questa epoca ha veramente bisogno è di tempo! Siamo ormai bravissimi allo scatto iniziale, ma poi ci perdiamo durante la corsa!
E’ proprio di questi minuti la notizia che Tsipras farà un governo con l’estrema destra per garantire la stabilità, infrangendo già i vostri sogni di Staliniana memoria e smorzando i tanti cori “Bella Ciao” che avete tanto rispolverato in queste ore come se la vittoria fosse stata in Italia. Proprio che a noi ci piace saltare sul carro del vincitore, anche quando di fatto, non abbiamo nulla da guadagnarci.
Qualcuno ha accostato Tsipras a Renzi, giusto per farlo passare per cretino, e per dare al nostro pallonaro fiorentino una luce riflessa di sinistra, mentre di fatto continua ad agire indisturbato ed in barba ad ogni basilare regola democratica.
Il problema è che finchè non capirete di essere voi stessi il vero male dell’Italia, allora non riusciremo mai a risollevare le sorti di questo paese.
Ieri eravate Charlie, oggi Tsipras, domani, dopo l’ennesima delusione, sarete qualcun altro! Perché non provate, una volta per tutte, ad essere voi stessi? Assumendovene, nel bene e nel male, tutte le responsabilità?

O capite che il tempo della delega è finito, o continueremo sempre di più a scivolare verso l’oblio, mentre l’Europa e il mondo intero ridono di noi, e di questa classe politica di buffoni che vi siete dati.

Luciano Zaami

lunedì 29 settembre 2014

Essere Tempo

Siamo fatti di tempo. Siamo tempo.
Se prendiamo l'essere umano, e lo portiamo ad una dimensione più semplice, togliendo tutte le sovrastrutture che la società ed il pensiero ci impongono, cosa ci resta? Cos'è l'uomo? E' un animale dal tempo determinato. Un essere che ha un inizio ed una fine già prestabiliti.
Siamo tempo perché noi uomini siamo qui di passaggio, e per ognuno di noi c’è un tempo già determinato di permanenza su questa terra.
Ed è quindi il tempo ciò di cui siamo fatti, ciò che inseguiamo, ciò che alla fine ci raggiunge e ci termina.
Se da un lato siamo però esseri "terminati", dall'altro, in noi alberga un istinto di protezione, quello che alla fine ci fa vivere ogni giorno, e da un senso alla nostra vita, ovvero una parvenza di “immortalità”, immortalità qui intesa come l’incoscienza o non accettazione che la morte è sempre dietro l’angolo ad attenderci.
Per questo amiamo intraprendere ogni genere di impresa, forse perché vediamo il momento della nostra fine come qualcosa che mai arriverà, ma che pure è sempre presente.
Questo genera un paradosso, cioè il fatto che esseri finiti, vivano un'esistenza senza tempo, portandoci di fatto a sprecare il nostro tempo.
Del resto, se non ci fosse questo istinto di sopravvivenza, molte azioni risulterebbero vane, e vivremmo dell’accidia, perché avremmo compreso che ogni nostro sforzo, slancio, attimo triste o felice, si perderà nel tempo.
Ed è al nostro tempo che noi non riusciamo a dare valore, non ci rendiamo conto di quanto esso poco sia, e di quanto sia prezioso, ed è per questo motivo che tendiamo a sprecarlo, semplicemente buttandolo o dedicandoci ad attività che probabilmente non faremmo se solo fossimo consapevoli di noi stessi e del nostro destino.
Rimandare e perdere tempo, sembra l’attività migliore per un essere che alla fine, a conti fatti, ha in dotazione pochi anni di vita.
La nostra fortuna, dicevo, è il non sapere quanto durerà la nostra vita. Immaginate per un istante, se ognuno di noi sapesse sin dalla nascita per quanti anni dovrà vivere; cosa accadrebbe?
Sconforto? Una società che avanza nel buio senza orientamento? Forse uomini e donne più inclini a fare ciò che veramente vogliono, perché nessuno potrà ridargli indietro il tempo rubato?
Non credo si possa sapere quale sia il reale scenario. Possiamo però osservare e valutare quello odierno, cioè di una società che pur sapendo di essere finita, vive come se il suo tempo fosse illimitato. E non vale la vecchia frase “vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo”, perché di fatto, guardandoci indietro, sono pochi i giorni veramente memorabili della nostra esistenza, il resto è solo routine.
Siamo fatti di tempo, di attimi che dedichiamo al vivere, e che noi scegliamo di utilizzare come meglio crediamo.
Ma di tutti i beni materiali ed immateriali, credo che il tempo sia quello più prezioso. Utilizzare il proprio tempo, per fare qualcosa che non ci piace e non vogliamo, è un atto assurdo di autolesionismo. Sfruttare il tempo altrui, rubandogli di fatto attimi di vita, è un crimine.

In amore, come in ogni altro ambito della sfera dei rapporti umani, decidere di dare il proprio tempo ad un’altra persona, è il gesto più altruista che si possa compiere, e per questo va apprezzato da chi lo riceve, più di mille altre parole o gesti, perché quel tempo che stiamo regalando o ricevendo, non tornerà indietro, e sta a noi renderlo sacro.

Luciano Zaami

mercoledì 28 maggio 2014

L’essenza della realtà

Tutto il mondo, esiste solo nella mia testa.
Dentro questa sfera di pochi centimetri, percepisco uno spazio immenso, di cui sconosco e non intravedo i limiti.
Questo finto vuoto è l’unico contatto con ciò che mi circonda, con la terra e tutto quello che accade.
Se per un attimo il mio cervello, e quindi io, smettessimo di esistere, scomparirebbe anche il mondo. Buffo, tutto tremendamente vero e quindi buffo.
Dentro ogni testa esistono diverse realtà, ognuna valida per chi la vive, ognuna falsa per chi non la sente propria.
Percepisco, desidero, costruisco e smonto universi, ma tutto avviene solo nella mia mente, nella mia irrealtà quotidiana.
Mi chiedo poi, se quello che io vedo, sia lo stesso che vedono gli altri.
Un volto ad esempio, lo percepiamo tutti allo stesso modo? Credo di no, credo che il cervello focalizzi l’attenzione su un particolare, e che poi, attorno ad esso, metta le altri componenti, così da avere un’idea di insieme.
Ma se mi concentro sulle singole parti, ne vedo il vuoto ed i contorni, la bellezza di prima sparisce, e rimane il singolo pezzo.
Gli altri cosa vedono? Come percepiscono le cose, i volti, gli oggetti?
Qual è la vera tonalità di un rosso? Possibile che tutti vedano la stessa cosa?
Forse, siamo troppo inquinati da ciò che vorremmo o crediamo di vedere, e nulla è ciò che sembra, siamo lucidi ciechi incapaci di vedere l’essenza della realtà.
Il mio mondo continua a pulsare nella mia testa, ne ho creato uno di così vaste proporzioni che adesso la realtà mi sta stretta, mi frustra. Di notte vengo colpito da lampi ed immagini, nulla di reale, o forse è la vera lucidità.
Ciò che vorrei sta nei miei sogni, in quelle immagini in cui come un puzzle creo luoghi magnifici fatti di pura luce, e notte dopo notte, anno dopo anno, accumulo i pezzi, e creo questa terra fantastica abitata da nessuno, cinta dal mare e colpita dal caldo.
Se ci pensi, nei sogni è sempre giorno, e nei sogni non si muore mai. Quando ho un incubo, mi sveglio prima ancora di morire, è incredibile, lo chiamano spirito di sopravvivenza. Del resto, sognare la nostra morte, bizzarro, mai provato, mai restato a guardarmi morire per poi gustarmi ciò che viene dopo.
Si dice che chi sogna di morire, e ci riesce, nella realtà muoia davvero, bizzarro, non ho mai parlato con qualcuno che è morto nel sonno e di conseguenza nella realtà.
Però una cosa è certa, il dramma della morte avviene per chi resta.
C’è il dramma, il dramma dell’osservare quell’attimo in cui qualcuno si spegne e gli altri restano li, muti, a fissarsi negli occhi. L’atmosfera che piomba improvvisamente nel silenzio, dopo mesi di dolore e lamenti, un vuoto irreale, ciò che resta della tempesta.
Si resta stupiti del silenzio della cosa, di come forse, ci si aspettasse un botto enorme, ed invece muti, ci si guarda in faccia, e si vede quello che accade dopo, quello che il morto adesso ignora e non può vedere. È questo attimo di poche ore, che racchiude il seme della follia, quel corpo spento, ed il mondo che continua a girare muto e solo nel buio dell’universo.

I parenti e gli amici sono lì, qualcuno fa dei piccoli cenni con la testa, ed impotente e ancora incredulo, penserà fra se e se: “peccato che lui non sia qui, avrebbe trovato molto ironico questo momento”.

lunedì 10 marzo 2014

Nel bene e nel male

Oggi a pranzo mio fratello mi ha raccontato la favola moderna di un tale Sixto Rodriguez, un musicista "fallito" che decide di abbandonare la musica dopo il suo secondo album e di trovarsi un lavoro come tanti, erano i primi anni '70. Ma nel frattempo, a insaputa sua e di tutto il mondo musicale Statunitense, i suoi 2 album vendono più di mezzo milione di copie in Sudafrica, paese dove la sua fama supera quella di Elvis e dove lo credono tutti morto. Così un giorno, alla fine degli anni '90, due suoi fan decidono di mettersi alla ricerca di questo "fantasma", e dopo diversi buchi nell'acqua finalmente lo trovano, lo mettono in un aereo e al suo arrivo a Città del Capo viene acclamato da un intera nazione per ritrovarsi poi a suonare davanti a migliaia di persone. 
Un semplice operaio, un uomo che credeva di aver fallito, era diventato un profeta in un paese che lo credeva morto. 
Una storia incredibile, una favola moderna dove cenerentola questa volta è un operaio le cui canzoni lasciano sbigottiti e fanno capire come spesso la vita è buffa, perché da un lato ti frega e dall'altro ti omaggia. 
Davvero contorta questa vicenda, ti lascia l'amaro, perchè pensi a quanto ancora questo artista avrebbe scritto se il mercato musicale non l'avesse scaricato, ma anche a come sia bello che adesso Sixto stia recuperando il tempo perduto, portando in giro i suoi due album come a voler riprendere il discorso dal punto esatto in cui lo aveva interrotto. 
La vita da, la vita toglie. E spesso non ci rendiamo quanto una nostra azione possa mostrare i suoi frutti a distanza di anni, lentamente cova, matura, prepara il terreno e poi all'improvviso fiorisce. 
Perchè il tempo è relativo, nel bene e nel male, il tempo non sempre ti da subito quel che meriti, ma vuol farti aspettare, come a voler vedere cosa sei diventato per meritarti il dovuto, nel bene e nel male.