Anche quest’anno, le città Siciliane, sono risultate essere le ultime dalla classifica del Il Sole24Ore.Un triste primato che si ripete ogni anno, e che sembra non interessare ai nostri politici che fanno di tutto affinché nulla cambi qui in terra di Trinacria.
Ultimamente ho però maturato un nuovo modo di vedere le cose, non solo per la Sicilia ma per tutto il Sud Italia, la mia domanda è: e se avessimo sbagliato il metodo d’approccio per lo sviluppo del Meridione?
Ed ancora: Possiamo davvero parlare di Sviluppo in una terra già ricca di suo storicamente?
Quello che sto per dire, potrà sembrare dai toni forti, invece va visto in maniera lucida e tenendo conto della storia del nostro Meridione.
Come già ho scritto nel mio blog i Siciliani, come tutte le genti del Sud Italia, soffrono del male della “perdita dell’identità”, la nostra storia è stata nascosta ed in alcuni casi addirittura cancellata, questo ha portato ad avere un popolo che vive in una terra senza passato; un luogo fatto di un presente senza valore ed in un futuro incerto.
Al nostro retaggio è stato sostituito un nuovo modello, quello Settentrionale. Modello sognato, di benessere e felicità che si realizza solo emigrando, (perché qui questo modello sembra non funzionare).
In Sicilia sappiamo bene che arrivati ad una certa età si deve andar via, perché al Sud non c’è nulla, mentre al Nord si sta bene, si vive meglio e tutto è più bello, o forse questo è solo quello che per anni abbiamo creduto?
Ma dov’è che abbiamo sbagliato?
Sappiamo che in passato si è provato ad applicare al Sud un modello che non ci appartiene, quello industriale che è fallito per motivi storici, ma anche geografici.
Come possiamo applicare una modello ad un sistema che per sua natura non potrà mai farlo suo? Semplicemente non possiamo.
Finché guarderemo al Nord come una terra promessa, ne verremo attratti e non riusciremo mai a fermare il flusso migratorio che da sempre flagella il Sud.
A cosa dobbiamo quindi puntare?
Credo che sia giunto il tempo di cercare una terza via, un “Modello Siciliano” che possa diventare il nostro vero motore per lo sviluppo.
Quello che per altri è lentezza è pigrizia, non è altro che il nostro modo d’essere e di vivere, quello del Meridione è un sistema che si è evoluto in secoli di storia e che adesso viene dipinto come negativo. Perché quindi vergognarsi del nostro modo di essere? Della nostra cultura e delle nostre radici? Chi ci dice che il nostro modo di essere sia quello sbagliato? Non sarebbe ora di smetterla di piangerci addosso?
Ciò che si deve fare è analizzare i nostri punti di forza, e costruire su quelle basi. Sfruttare al massimo le nostre risorse che sono quelle del turismo, della cultura e del mangiar sano. Fare in modo che la Sicilia diventi il centro del Mediterraneo sia come punto di snodo logistico, che come eccellenza turistica.
Facciamo in modo che il nostro Essere Siciliani, diventi una caratteristica unica e positiva, un pregio e non una sventura.
Far capire ai giovani che “quello che siamo” non è un fattore di cui vergognarsi, e che l’unico modo per evitare che le generazioni future lascino la Sicilia è quello di non abbandonarla adesso, ma di rimboccarsi le maniche e di creare sviluppo ora.
Dobbiamo essere noi Siciliani a rialzarci e metterci al lavoro, senza attendere leggi giuste che mai verranno, e senza chiedere aiuto al politico di turno.
Abbiamo perso la voglia di lottare e di amarci, attendiamo da sempre che qualcosa accada, e non abbiamo capito che tutto dipende da noi, che il nostro futuro e la nostra felicità esisteranno solo se noi lo vorremo.
Rialziamoci dunque, e mettiamoci a lavoro!
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