venerdì 3 agosto 2012

La ricerca di un Modello Siciliano


Di quale male soffre allora la Sicilia? Possono i mille problemi che ci affliggono derivare da una sola causa? Può la mancanza di identità rendere un popolo debole e quindi più soggetto ad ogni genere di sopruso, anche quello che subiamo da parte dei nostri stessi coisolani? (vedi politici corrotti, mafiosi e, ovviamente, i politici mafiosi).

Come già ho scritto, i Siciliani, come tutte le genti del Sud Italia, soffrono del male della “perdita dell’identità”, la nostra storia è stata nascosta ed in alcuni casi addirittura cancellata, questo ha portato ad avere un popolo che vive in una terra senza passato; un luogo fatto di un presente senza valore ed in un futuro incerto.
Al nostro retaggio è stato sostituito un nuovo modello, quello settentrionale. Modello sognato, di benessere e felicità che si realizza solo emigrando.
In Sicilia sappiamo bene che arrivati ad una certa età si deve andar via, perché qui non c’è nulla.
Al Nord si sta meglio, si vive meglio e tutto è più bello, o forse questo è solo quello che per anni abbiamo creduto?
Ma dov’è che abbiamo sbagliato?
Sappiamo che in passato si è provato ad applicare al Sud un modello che non ci appartiene, quello industriale che è fallito per motivi storici, ma anche geografici.
Come possiamo applicare una modello ad un sistema che per sua natura non potrà mai farlo suo? Semplicemente non possiamo.

Finché guarderemo al Nord come un esempio, ne verremo attratti e non riusciremo mai a fermare il flusso migratorio che da sempre flagella il Sud.

A cosa dobbiamo quindi puntare?
Credo che sia giunto il tempo di cercare una terza via, un “Modello Siciliano” che possa diventare il nostro vero motore per lo sviluppo.
Quello che per altri è lentezza è pigrizia, non è altro che il nostro modo d’essere e di vivere, quello del Meridione è un sistema che si è evoluto in secoli di storia e che adesso viene dipinto come negativo.
Ciò che si deve fare è analizzare i nostri punti di forza, e costruire su quelle basi. Sfruttare al massimo le nostre risorse che sono quelle del turismo, della cultura e del mangiar sano. Fare in modo che la Sicilia diventi il centro del Mediterraneo ed una porta politico-culturale sul Nord Africa.
Facciamo in modo che il nostro Essere Siciliani, sia una caratteristica unica e positiva, un pregio e non una sventura.
Far capire ai giovani che “quello che siamo” non è un fattore di cui vergognarsi, e che l’unico modo per evitare che le generazioni future lascino la Sicilia è quello di non abbandonarla adesso, di rimboccarsi le maniche e di creare sviluppo ora.
Questa crisi economica dovrebbe essere l'occasione per far capire a tutti che ormai il posto fisso è una chimera, e che quindi è giunto il tempo di rischiare e di aprire quelle attività commerciali che per paura o pregiudizi non abbiamo mai voluto prendere in considerazione.
Per la prima volta possiamo fare economia reale, creare sviluppo ed opportunità mettendoci in gioco, senza cullarci dietro la comoda sicurezza dell'impiego statale. Possiamo realizzare i nostri sogni nel cassetto, quei sogni che abbiamo ucciso perché eravamo troppo impegnati a "cercare un lavoro".
Ma tutto questo va fatto senza più guardare al Nord, perché per anni la politica è stata quella di renderci poveri per favorire la fuga dalle nostre terre, e mantenerci dipendenti dal settentrione.
Dobbiamo essere noi Siciliani a rialzarci e metterci al lavoro, senza attendere leggi giuste che mai verranno, e senza chiedere aiuto al politico di turno.
Abbiamo perso la voglia di lottare e di amarci, attendiamo che qualcosa accada, e non abbiamo capito che tutto dipende da noi, che il nostro futuro e la nostra felicità esisteranno solo se noi lo vorremo.
Rialziamoci dunque, e mettiamoci a lavoro!

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